mercoledì 5 maggio 2010

The remains of the place

Siccome oggi è il 5 maggio, per ovvietà poetica continua a tornarmi in mente Napoleone, e ogni volta che mi ricicciano in testa i versi:

ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro
stette la spoglia immemore,
orba di tanto spiro


ma proprio ogni santa volta che ci penso, senza eccezioni, non posso far a meno di chiedermi: com’è possibile che l’autore di una simile mesopotamica puttanata possa essere considerato uno dei padri della nostra letteratura?

Perché, se ci pensate, è il distillato del peggio dell’italianità. La retorica a manetta, il parolume gonfio d’aria e di prosopopea, il culto della personalità per un gerarca egocentrico indubbiamente dotato per l’arte militare, ma insomma, che vuol dire? Sarei dell’idea che dopo 5000 anni di civiltà, se proprio vogliamo insistere a chiamarla così, dovremmo sforzarci di limitare la definizione di talento alle cose che se lo meritano davvero.

Poi però è anche vero che sono appena tornata dalla Val d’Orcia, e anche questo è un modo per parlare dell’Italia. Ho guidato lungo la Cassia passando attraverso certe colline di una tale bellezza sensuale che ad ogni svolta avrei voluto scendere e fare l’amore coi campi coltivati, con la terra, con i filari di girasoli. Ho visto chiesette romaniche allegre come comari incorniciate di luce solare, e un polittico di Sano di Pietro che mi ha commossa come se qualcuno avesse scritto una poesia d’amore su quell’altare solo per me. Ho mangiato pasta fatta in casa, ho bevuto – poco – vino rosso e incantatore. Ho passeggiato in un giardino che se Dio l’avesse pensato apposta all’alba del primo giorno del mondo, ancora prima di inventare l’uomo, la donna, e tutte le altre meraviglie del creato, non gli sarebbe riuscito bene come quello in cui mi sono aggirata di prima mattina, mentre il sole era abbastanza alto nel cielo, la temperatura costante e perfetta, e il glicine sulle mura così viola da tramortire.

Lo so da sempre. Che questo è il paese delle contraddizioni. Che è troppo bello per meritarsi di essere abitato da gente consapevole della sua fortuna. Che tutto questo naturale talento per la bellezza, la gioia di vivere, l’esaltazione dell’essenza delle cose che qui è un fenomeno metafisico perché appartiene alla natura come alla cultura, si deve pagare, e che costa caro. A vent’anni lo odiavo, perché mi faceva sentire un’italiana diversa, e profondamente esclusa. Volevo andarmene via, e per poco non l’ho fatto.

Oggi ho cambiato idea, perché mi sento in diritto di restare tanto quanto quelli che su queste benedizioni sputano e bivaccano come maiali in una cattedrale. Ho maturato la mia consapevolezza di italiana, che vuol dire: conosco i meriti del mio paese, e conosco i limiti. Non sottovaluto i primi ma non mi sforzo nemmeno di occultare il resto. E a tutti quelli che quando ti lamenti ti guardano con aria di sufficienza dicendoti: se ti fa tanto schifo allora perché non te ne vai? ho sempre voglia di rispondere: ti piacerebbe. Però no. Sto qua. Difendo la posizione. Siamo una minoranza, può essere. Ma non vi fate illusioni. Non vi lasceremo soli a devastare quel che resta del giorno.

16 commenti:

  1. temo che un giorno possa essere considerata poesia anche quella di bondi. la tua descrizione della val d'orcia mi è piaciuta proprio tanto. quanto all'andar via non saprei, la tentazione è fortissima, il pessimismo anche

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  2. Per quanto riguarda la seconda parte (sulla prima ovviamente non metto becco, io mi ricordo solo fino a "ei fu..." che immancabilmente ognuno di noi sussurra ad ogni 5 di Maggio)(Non sembra una liturgia? officiante: "E' il 5 Maggio". Assemblea: "Ei fu..."), sono totalmente d'accordo con te.
    Non conosco la Val D'Orcia, ma provo le stesse identiche sensazioni ogni volta percorro la Flaminia.
    Anzi l'Umbria, così a pelle, mi pare scateni sensazioni addirittura più forti, perchè più genuina e meno snob.
    Ma è un mio parere eh. Ci mancherebbe.

    Non dovremmo davvero lasciar devastare tanta bellezza. No, proprio no.

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  3. Sulla poesia di Bondi va letto l'articolo di ieri, quello su Repubblica, l'intervista doppia insieme alla sua compagna, deputata pdl anche lei. A me quello che soprende davvero di certe cose non è tanto che le fanno, ma che lo dicono, e che non se ne vergognano. Però io, finchè dura, sono ancora per la strenua difesa a oltranza delle ultime sacche di bellezza, come Vipero. Perché non gliela voglio dare questa soddisfazione, puttana miseria.

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  4. La bellezza della natura e dei luoghi non ha nazionalità, anche se è un punto su una mappa che è in un punto diverso da un altro punto... Se trasformo il pensiero così, posso pensare di abitare ovunque e di non essere di nessun posto... come ogni frickettona che si rispetti. La tua descrizione è molto bella, sono d'accordo con Dantès... è sensuale pure quella.

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  5. vabbè mss però così è troppo facile: e i figli non sono nostri, e i luoghi neppure. insomma, che ce rimane???? ;)

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  6. "mesopotamica puttanata" me lo son segnato e l'ho già rivenduta.

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  7. ...e si ritransita alla mela.

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  8. tanto la voglia di morderla è immutata, che sia mela o santino.

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  9. Chiamate Biancaneve, le infiliamo la mela su per il naso.
    Per Vipero, collezione di aggettivi possessivi:
    mio
    tuo
    suo
    nostro
    vostro
    loro.
    :-)
    Senza si sta meglio, a volte.
    Miiiddleeee, dove seiiii?

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  10. dillo a mia moglie allora Mss!! "tu sei mio" guai a te... nun t'azzardà...".
    Concordo che senza se starebbe molto ma molto meglio, a volte ;o)))

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  11. si può anche essere possessori di se stessi, sai? e non è mica una brutta roba :)

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  12. (si sente il rosicamento dei gomiti? gnamgnam-rosicc-rosicc...)

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  13. Mmmm.... E io di me come si dice?

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  14. Sono qui. Ma lavoro come un'assatanata. Mai fatto robe simili in vita mia. Baci in grande quantità.

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  15. Bellissimo. Io lo posso ben dire, che non ho avuto il tuo coraggio nè a tua testardaggine, infatti sono andata via. Meno male che ci siete ancora...

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  16. Lo so, cara, ti leggo con attenzione e sono al corrente delle tue trasferte. Ma il fatto che io abbia poco meno del doppio della tua età incide parecchio nel darmi questo tono socratico, non credere. Vedrai che superati i quaranta anche tu speculerai sui massimi sistemi citando Voltaire e risciacquando i panni in Arno, da qualche parte in questa devastata penisola. Nel frattempo goditela là dove sei, e non coltivare rimpianti, che è solo tempo sprecato.

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