Mio fratello è venuto a trovarmi con la sua fidanzata praghese di origini morave, una ragazza bellissima con certi occhietti luccicanti che la rendono simile alla versione adulta e decisamente più arrapante di Pippi Calzelunghe. Ha gli occhi azzurri, la pelle chiara, la voce melodiosa come una specie di passerottino nordico delle nevi, e due tette notevoli che era impossibile non notare. Primo perché le tette quando sono adeguatamente supportate da dimensioni e inquadratura, per loro natura nascono per imporsi, e secondo perché in questi giorni facevano 5000 gradi fahrenheit, per cui andare in giro con lo scialletto di maglia non era proprio il caso.
Mentre io ero al lavoro sono scesi in città e hanno provato a visitare la basilica di S. Antonio dove non li hanno fatti entrare, perché lei aveva una maglietta con le bretelline e qualcuno ha ritenuto che le sue spalle sconce oltretutto supportate dalle tette – questo non gliel’hanno specificato ma bisogna saper leggere fra le righe – non si confacessero alla dignità del luogo.
Io non me la prendo con il principio in sé. Sempre pensato che le chiese sono di chi insiste a credere che Dio potrebbe avere un buon motivo per volerle frequentare, ed è giusto che le regole di ingresso se le facciano loro. Però così, come considerazione di massima, mi viene da pensare che una religione che non ammette per inadeguatezza una giovane donna nel fiore della sua potenza vitale, per venerare invece certe chicche che sprizzano gioia e amore cosmico da tutti i pori tipo questa, oppure questa, è qualcosa accanto alla quale per amor di pace possiamo anche fingere di poter convivere. Però lo facciamo per pura consuetudine bimillenaria. Sapete come vanno queste cose, in 2000 anni fai in tempo ad abituarti a tutto.
Basta tenere presente che un fenomeno di questo tipo inserito in un qualsiasi altro contesto clinico non supportato da pezze giustificative liturgiche, ci mette un attimo ad essere diagnosticato come perversione. Che comunque la metti, non è per niente una bella cosa.
Nella scelta sofferta di un'icona che mi rappresentasse ho transitato dalle mele al santino. In termini veterotestamentari sarebbe come dire: dal peccato alla virtù. E sono cose.
martedì 6 luglio 2010
venerdì 2 luglio 2010
Lascia fare a Madre Natura
Ho letto di un esperimento bellissimo fatto tra Israele e gli Stati Uniti. Pare che l'ovulo sano e maturo di una femmina emetta qualche tipo di straordinaria fragranza seducente che attrae gli spermatozoi come mosche sul miele. L'hanno dimostrato così: durante una serie di interventi di fecondazione artificiale in Israele hanno prelevato il liquido che circonda l'ovulo ormai carico e determinato a farsi fecondare a qualunque costo, e poi l'hanno spedito in America. A Dallas il professor David Gabers dell'Università del Texas ne ha preso una quantità infinitesimale e l'ha versata in una provetta dove c'erano cellule sessuali maschili. Be', l'effetto è stato impressionante. Tutti gli spermatozoi si sono girati all'istante e hanno cominciato a muoversi in quella direzione scavalcandosi uno con l'altro e azzuffandosi come in un'ammucchiata di football americano. La cosa bellissima è che c'era solo liquido, non l'ovulo vero e proprio, per cui quando la sarabanda di allupati è arrivata nel punto in cui era stata liberata la goccia, si sono fermati in blocco come allocchi nel tentativo inutile di dare un senso all'assoluta mancanza di ulteriori coordinate spazio-temporali.
Non lo so, mi fa cappottare dal ridere l'idea di questa gang bang di spermatozoi in debito d'ossigeno, piegati in due per recuperare fiato, sudati da far schifo, che dissimulano l'imbarazzo e sfuggono reciprocamente lo sguardo sapendo di aver fatto una figura di merda. Qualcuno fischia. Qualcuno torna indietro bestemmiando. Qualcuno commenta col compagno di cordata: la prossima volta col cazzo che parto per primo.
Chissà cosa costerebbe commercializzare questa cosetta. Perché da come la vedo io avrebbe il suo notevole potenziale sul mercato.
Non lo so, mi fa cappottare dal ridere l'idea di questa gang bang di spermatozoi in debito d'ossigeno, piegati in due per recuperare fiato, sudati da far schifo, che dissimulano l'imbarazzo e sfuggono reciprocamente lo sguardo sapendo di aver fatto una figura di merda. Qualcuno fischia. Qualcuno torna indietro bestemmiando. Qualcuno commenta col compagno di cordata: la prossima volta col cazzo che parto per primo.
Chissà cosa costerebbe commercializzare questa cosetta. Perché da come la vedo io avrebbe il suo notevole potenziale sul mercato.
lunedì 28 giugno 2010
Vite di uomini illustri
Io il caso Brancher non l'ho seguito. Magari è davvero innocente come uno scolaretto, e magari no, in ogni caso non sta a me dirlo. Lo accerterà il tribunale di competenza nei tempi e nei modi dovuti.
Cosa che incidentalmente, di fronte a simili eventi, è anche l'unica risposta che avrei voluto udire dalla labbra di un inquisendo ministro della Repubblica degno di questo nome. Che il degno nome in oggetto sia quello di ministro o quello di repubblica non importa, fate voi, a me va bene uguale. In un paese normale dovrebbero essere degni entrambi, e parecchio, ma siccome in alto a destra vedo le Alpi, in basso lo Ionio, tutto intorno Tirreno e Adriatico, mi duole dirlo ma temo fortemente di trovarmi in Italia. Grasso che cola se si riesce a tirar su almeno uno dei due dal troiaio dove abitualmente giace, e a dargli una rasentada che gli conferisca un aspetto minimamente presentabile.
E' un concetto talmente indicibile? Tacere in pubblico, a meno che non si tratti delle proprie assunzioni di responsabilità. Affrontare una convocazione con dignità anche se la si ritiene ingiusta, e difendersi come possibile. Oppure tacere in pubblico. Rispettare le leggi e i tribunali e recarsi nei luoghi preposti come dovremmo fare tutti noi se ci capitasse una cosa simile. Altrimenti tacere in pubblico. Non cadere nel ridicolo. Non sfogonare con toni e modalità accettabili solo in appendice a un pranzo di Natale particolarmente pesante e nel discreto alveo degli affetti familiari. In caso contrario tacere in pubblico. Ancora tacere. Parlare solo se interrogati. E altrimenti tacere. Certamente non scendere fino all'ultimo gradino del ridicolo, quel lenzuolino minuscolo con cui non occulterai la gigantesca pochade di merda in cui ti sei cacciato: ve la prendete con me perché l'Italia ha perso in mondiali! che te lo fa immaginare in lacrime, con la faccia sporca, il grembiulino strappato, che tira la gonna all'insegnante. Signorina maestra! Signorina Maestra! Pierino se la prende con me perché ha perso i Mondiali! Da cui poi è conseguenziale figurarsi la Gelmini con l'occhialetto di traverso che si inginocchia a soffiargli il naso e lo consola: ma Aldo, com'è possibile! Proprio tu che ogni giorno porti in cartella quel po' po' di incarichi istituzionali che quasi non ci passi dalla porta! Pierino, t'avverto: se disubbidisci un'altra volta io oggi pomerigio chiudo il cortile e tu i mondiali non li giochi più neanche dipinto! Restituiamo l'acconto a Murdoch e le telecamere di Sky te le carichi tutte tu a braccia fino in cantina! Siamo intesi?
Che figurine patetiche da presepe italiota. Ministri....Una parola che viene dalla stessa radice latina di minor. E infatti ministrum vuol dire: servo. Sarebbe Servo dello Stato, nelle intenzioni. Ma c'è che alle volte il cammino delle parole parte dall'etimologia con le migliori intenzioni di non imboccare svincoli lungo la strada, e finisce per farsi certi giri panoramici assolutamente imprevedibili che alla fine - vedi? - ti restituiscono una perla semantica proprio là dove meno te l'aspetti.
Cosa che incidentalmente, di fronte a simili eventi, è anche l'unica risposta che avrei voluto udire dalla labbra di un inquisendo ministro della Repubblica degno di questo nome. Che il degno nome in oggetto sia quello di ministro o quello di repubblica non importa, fate voi, a me va bene uguale. In un paese normale dovrebbero essere degni entrambi, e parecchio, ma siccome in alto a destra vedo le Alpi, in basso lo Ionio, tutto intorno Tirreno e Adriatico, mi duole dirlo ma temo fortemente di trovarmi in Italia. Grasso che cola se si riesce a tirar su almeno uno dei due dal troiaio dove abitualmente giace, e a dargli una rasentada che gli conferisca un aspetto minimamente presentabile.
E' un concetto talmente indicibile? Tacere in pubblico, a meno che non si tratti delle proprie assunzioni di responsabilità. Affrontare una convocazione con dignità anche se la si ritiene ingiusta, e difendersi come possibile. Oppure tacere in pubblico. Rispettare le leggi e i tribunali e recarsi nei luoghi preposti come dovremmo fare tutti noi se ci capitasse una cosa simile. Altrimenti tacere in pubblico. Non cadere nel ridicolo. Non sfogonare con toni e modalità accettabili solo in appendice a un pranzo di Natale particolarmente pesante e nel discreto alveo degli affetti familiari. In caso contrario tacere in pubblico. Ancora tacere. Parlare solo se interrogati. E altrimenti tacere. Certamente non scendere fino all'ultimo gradino del ridicolo, quel lenzuolino minuscolo con cui non occulterai la gigantesca pochade di merda in cui ti sei cacciato: ve la prendete con me perché l'Italia ha perso in mondiali! che te lo fa immaginare in lacrime, con la faccia sporca, il grembiulino strappato, che tira la gonna all'insegnante. Signorina maestra! Signorina Maestra! Pierino se la prende con me perché ha perso i Mondiali! Da cui poi è conseguenziale figurarsi la Gelmini con l'occhialetto di traverso che si inginocchia a soffiargli il naso e lo consola: ma Aldo, com'è possibile! Proprio tu che ogni giorno porti in cartella quel po' po' di incarichi istituzionali che quasi non ci passi dalla porta! Pierino, t'avverto: se disubbidisci un'altra volta io oggi pomerigio chiudo il cortile e tu i mondiali non li giochi più neanche dipinto! Restituiamo l'acconto a Murdoch e le telecamere di Sky te le carichi tutte tu a braccia fino in cantina! Siamo intesi?
Che figurine patetiche da presepe italiota. Ministri....Una parola che viene dalla stessa radice latina di minor. E infatti ministrum vuol dire: servo. Sarebbe Servo dello Stato, nelle intenzioni. Ma c'è che alle volte il cammino delle parole parte dall'etimologia con le migliori intenzioni di non imboccare svincoli lungo la strada, e finisce per farsi certi giri panoramici assolutamente imprevedibili che alla fine - vedi? - ti restituiscono una perla semantica proprio là dove meno te l'aspetti.
martedì 22 giugno 2010
Drawing by numbers
Centomila bambini all'anno figli del coito interrotto. Addirittura. I nati complessivi pare siano poco più di cinquecentomila. Quindi un quinto del totale nasce non schedulato. Va detto che vengono inclusi anche i frutti di tutte le altre pratiche fallite di contraccezione, o almeno questo mi pare di intuire, perché sfido chiunque a comprendere la logica del calcolo illustrato nel primo paragrafo dell'articolo.
Ed è questo che fa pensare. Un numero così imponente, va da sè, non l'hai certo rilevato one-by-one, anche perché trascrivendo una a una le informazioni su 500.000 nascite - che vuol dire mettere in mezzo un milione tondo di genitori - per avere il tempo di aggregare i risultati avresti dovuto metterti all'opera ai tempi del profeta Ezechiele. Quindi è frutto di una stima. Hai preso il tuo campioncino di 1000 coppiette di passaggio al consultorio - se va di lusso - e hai fatto le tue proiezioni.
Io la statatistica l'ho studiata solo quel minimo che m'hanno obbligata a fare, e anche lì con tutta la reticenza possibile. Però una cosa l'ho capita. E' pericolosissima, perché è delicata. C'è una quantità impressionante di cose da mettere in conto per evitare di dire delle solenni minchiate. Proprio ieri leggevo di un tipo in gamba che dice: la statistica è il feticcio della nostra civiltà. Siccome sono numeri, tendiamo ad attribuirgli un arcano potere di verità oggettiva che non possiedono e non hanno mai preteso di avere. I numeri non significano niente. I numeri non parlano. Le statistiche sono solo valori aggregati che creiamo noi secondo una logica che, se sbagliata, ne inficia completamente il valore. E invece abbiamo questa fede perversa che ci spinge a credere che siccome un'idea si presenta in specie di numero invece che di concetto, allora vuol dire che possiede un maggior grado di verità e di oggettività. Puttanate.
Per cui questa è una di quelle statistiche che mi fa pensare. Perché malgrado l'ampia variabilità probabilistica che caratterizza la disciplina, malgrado i sottili distinguo che bisognerebbe sempre avere cura di premettere quando si comunica un risultato del genere, non senti nessuno commentarla in termini sensati, cheneso, premettendo un sembra che, appare probabile, qualora risultasse confermato da successive verifiche. Macchè. Si spara nel mucchio un numero alto e fragoroso che faccia un botto impressionante, si intervista un esperto embedded al problema, e si comincia a manganellare a raffica con l'artiglieria dialettica pesante: è un'enormità, un fenomeno imponente, un disastro, una generazione di infelici, la fine del mondo. Questo lo dico per il tema in oggetto, ma con minime variazioni terminologiche sono considerazioni mutuabili a qualsiasi contesto.
E appena la polvere si deposita al suolo e torna un minimo di calma, passa il rappresentante commerciale a venderti qualcosa per impedirti di fare la stessa fine. Perché anche di fronte alla peggiore catastrofe c'è sempre una soluzione. Basta comprarla.
Lo status di blogger implica acidità, facciamocene una ragione
Ho una compagna di scuola che non sentivo da almeno 30 anni. Mi ha trovata su facebook, e in piena coerenza con il genere di contatti intensi e vitali che i social network garantiscono, ci siamo scambiate due messaggi di cordiali saluti e poi morta là.
Adesso però ce l'ho tra gli amici, per cui se scrive un commento in bacheca io ovviamente la leggo. Ha due figli adolescenti che cominciano gli esami di maturità. Un paio di giorni fa ha scritto una cosa tipo: oddio che ansia! Quali tracce potrebbero uscire? Si dice in giro l'ecologia, la guerra, i 150 anni della Repubblica!
Ci ho pensato un po' su. Mi sono detta: rifletti. Non la vedi da 30 anni e le hai mandato solo un saluto. Non siete così intime. Non lo fare. Sta' zitta. Tieniti le tue salaci ironie per te. Taci, madonna santa, taci!
Adesso facciamo un test: secondo voi, conoscendomi, ce l'ho fatta? Sono riuscita a tenere la bocca chiusa? Prima di continuare a leggere, pensateci. Datemi una risposta ponderata.
Fatto? Bravi. E' quella. L'escaltion di violenza verbale con cui ho tentato di autointimorirmi per arginare il reflusso gastoesofageo dei 150 anni delle Repubblica non è servito a niente. Le ho rifilato un commento scherzoso sperando che avesse un po' di senso dell'umorismo.
Ora come l'abbia presa onestamente non lo so. Però non mi ha risposto. E ha cancellato il suo intervento e ogni commento collegato.
Peccato, eh? Peccato davvero. Un'altra splendida relazione naufragata tra le acque perigliose di facebook.
Adesso però ce l'ho tra gli amici, per cui se scrive un commento in bacheca io ovviamente la leggo. Ha due figli adolescenti che cominciano gli esami di maturità. Un paio di giorni fa ha scritto una cosa tipo: oddio che ansia! Quali tracce potrebbero uscire? Si dice in giro l'ecologia, la guerra, i 150 anni della Repubblica!
Ci ho pensato un po' su. Mi sono detta: rifletti. Non la vedi da 30 anni e le hai mandato solo un saluto. Non siete così intime. Non lo fare. Sta' zitta. Tieniti le tue salaci ironie per te. Taci, madonna santa, taci!
Adesso facciamo un test: secondo voi, conoscendomi, ce l'ho fatta? Sono riuscita a tenere la bocca chiusa? Prima di continuare a leggere, pensateci. Datemi una risposta ponderata.
Fatto? Bravi. E' quella. L'escaltion di violenza verbale con cui ho tentato di autointimorirmi per arginare il reflusso gastoesofageo dei 150 anni delle Repubblica non è servito a niente. Le ho rifilato un commento scherzoso sperando che avesse un po' di senso dell'umorismo.
Ora come l'abbia presa onestamente non lo so. Però non mi ha risposto. E ha cancellato il suo intervento e ogni commento collegato.
Peccato, eh? Peccato davvero. Un'altra splendida relazione naufragata tra le acque perigliose di facebook.
mercoledì 16 giugno 2010
martedì 15 giugno 2010
Men at work
Il cantiere di fronte alla facoltà è cresciuto come un fungo durante l'inverno e ha raggiunto l'altezza della biblioteca, che pure è al quinto piano. Ormai quando mi affaccio alla finestra ho l'impressione di poter toccare gli operai con un dito. Rispetto delle norme di sicurezze, cosa lo dico a fare? Zero. Zompettano come le allegre comari di Windsor sò e zò per i ponteggi, quando a me va il caffè di traverso solo a guardarli ininterrottamente per più di 3 minuti.
Poi è estate, fa un caldo assassino. Loro all'apparenza se ne fregano. Hanno addosso l'elmetto giallo per puro rispetto delle convenienze d'immagine - anche perché se ti spiaccichi da quell'altezza l'unica cosa che può fare per te un elmetto è aggiungere una calda nota di colore alle tue viscere sparse in giro - e per il resto non indossano quasi niente. Calzoncini corti sdrucitissimi sul coscione, torso nudo, e talmente tanti peli per singola unità operaia che non ne metteresti insieme altrettanti nemmeno tosando a zero un'intera legione di Amici di Maria De Filippi in pieno delirio ormonale.
Sono talmente rappresentativi di una certa iconografia da sbarco, che non faccio altro che immaginarmeli mentre si scambiano un'occhiata birichina, appoggiano lentamente gli strumenti da una parte, e all'improvviso attaccano a muoversi in sincrono così.
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