lunedì 7 giugno 2010


Comunque se siete molto scoglionati tipo me stamattina, questo è davvero un bel modo per farsela passare.

E se non conoscete ancora Hap e Leonard vi consiglio di colmare la lacuna prima possibile.

Non credo che poi starete meglio. Però vi sentirete senz'altro in buona compagnia.

Piccole speculazioni del lunedì


Esiste il silenzio delle parole. E il silenzio delle emozioni. Il silenzio delle parole, a saperlo usare, comunica più di una sinfonia. E’ perfino improprio chiamarlo silenzio. Silenzio di che? Certi silenzi scavano buche, riempiono vuoti abissali, ti prendono lì dove sei e ti frullano in certe dimensioni metafisiche che prima di quell’attimo non sapevi neppure che esistessero. Il silenzio è l’unica condizione implicita all’intimità.

Il silenzio delle emozioni? Anche quello scava buche, ma non riempie vuoti e neppure ti avvicina alle dimensioni metafisiche. Non è difficile da riconoscere, perché brucia quando ti avvicini. Le persone prudenti in genere fanno un passo indietro. Le persone ambiziose intuiscono il potenziale di rinforzo positivo che gli verrebbe dall’insistere accanto a quel calore, e se hanno fegato resistono finché è possibile continuare senza riportare danni permanenti. Le persone più vuote che vive invece ci sentono la vertigine. S’affacciano, e ogni momento è buono per dirsi che si tireranno indietro. Ma non sono loro ad avere l’ultima parola e non sono mai loro a decidere.

Perché le persone vuote sono ricattabili. Oltretutto non le puoi uccidere, lo sanno tutti. Sopravvivono, ed è questo che ne fa le vittime ideali. Se non c’è cadavere, non c’è reato.

martedì 1 giugno 2010

Braccia rubate al Grande Fratello


- Cara, ti ricordo che in biblioteca è proibito l’uso del telefono cellulare.

Faccia stralunata, occhio pallato, espressione ai limiti dell’indicibile, linguaggio corporeo interamente devoto all’atto di trasmettere paraverbalmente l’assoluta inconcepibilità della richiesta appena udita.

- Ah si? E perché?

E questi sono quelli che hanno superato i test d’ammissione obbligatori.

Figurati gli altri.

lunedì 31 maggio 2010

Holy words

Noi donne siamo sempre state pittoresche proteste contro la semplice esistenza del buon senso. Ne abbiamo visto i pericoli fin dall'inizio.

Per dire. E non è mica mia, macché.
E' del signore qua sotto. La statua gliel'hanno fatta davanti alla casa natale, a Dublino. Una vera bellezza. Sembra vero.

Anche un po' inquietante, volendo.


P.S. Non è Hugh Grant

venerdì 28 maggio 2010

Soccorrere gli infermi

Azienda ULSS 15
Alta Padovana

SERVIZIO RELIGIOSO

I cappellani portano tutti i giorni la SS. Comunione nei reparti.
Sono sempre disponibili per la Confessione, i Sacramenti degli Infermi e il Dialogo Personale.

ORARIO SS.Messe

S.Messa feriale: ore 17.00 - in cappella
S.Messa prefestiva: ore 17.00 - in cappella
SS. Messe festive: ore 17.00 - in cappella. Ore 10.30 - atrio geriatria

Altri momenti di preghiera
recita del SS. Rosario per gli ammalati
dopo la S.Messa feriale - alle ore 17.30
sabato, domenica, vigilia e feste di precetto alle ore 18.30

Adorazione del SS.Sacramento
Ogni primo venerdì del mese alle ore 15.30

Uhh, che godimento dionisiaco! Sai che risate per i pazienti? L'ospedale già di suo è un luogo che si presta parecchio, ma con questo euforico carnevale quotidiano, girare per i reparti sarà un po' come ancheggiare sfilando nel sambodromo di Rio, no?

E comunque. Si sa che ci sono perversi estimatori del genere, tanto vale farsene una ragione. Solo mi chiedevo: ho capito l'oliata macchina da guerra del perfetto conforto religioso. Ma trombare mai?

Perché c'è gente che trae molto conforto anche da quello. Però scommetto che le puttane non gliele paga lo stato. A differenza dei cappellani.

giovedì 27 maggio 2010

Signs

Giovedì pomeriggio sono andata in spiaggia. Siccome era il primo giorno di sole dai tempi della battaglia di Marengo, con i piedi nella sabbia mi son sentita euforica come una ragazzina. Ero l'unica a crederci. Lì a Sanremo tutti portavano ancora maglioni e giubbotti. Ma io ero in vacanza per cui, ‘fanculo, ho messo il gonnellino con gli zoccoletti e me ne sono andata tutta sola a limonare col tramonto. C’era sole, ma tirava anche un discreto venticello. Allora mi sono seduta con le spalle contro una rete che mi dava un vago senso di protezione, e dopo dieci minuti, senza che me ne accorgessi, è spuntata una vecchietta un po’ surreale con una busta di plastica legata in vita, e mi ha fatto un sorriso trasparente come se ci incontrassimo sempre in quel punto a quell'ora fin dall'origine del mondo. E’ stato bello. Una di quelle cose da piccolo paese, in cui il sorriso va di default perché te lo installano sulla macchina col software di base, per cui dopo non hai bisogno di scaricarti l’ultimo upgrade di merda per ricordarti come si fa a coordinare le labbra in un moto di simpatia che non costa niente e magari alleggerisce perfino il peso di qualche inutile gravame interiore. Ho pensato: ecco, mi piacerebbe diventare una vecchia così. Una che non ha paura della parola vecchia, per cominciare, che già quella non è una roba da ridere. E che si gode la vita fatta di quello che c’è. La spiaggia. Il mare. Il primo sole della stagione. Minuscole immensità. Che ci perdiamo con l’idea che ci sia qualcosa di meglio da fare.

Poi ho chiuso gli occhi e ho cominciato ad andare dietro ai miei pensieri, e dopo un po’ l’ho persa di vista. Alla fine il venticello s’è fatto termicamente impegnativo e allora mi sono tirata su e ho cominciato a camminare tornando molto lentamente verso la scala da cui ero scesa. Passeggiavo parallela al mare che era poco distante, e a un certo punto mi sono resa conto che stavo incrociando di nuovo il cammino della vecchia. Io andavo da nord a sud, lei faceva il contrario, ma con i piedi in acqua. Camminavamo in parallelo, una verso l’altra, separate solo da un striscia di sabbia di una decina di metri. Una bella metafora della vita. Una donna di mezza età che ad ogni passo si avvicina a una vecchia. Una vecchia che viene incontro a una donna di mezza età. Alla fine si incrociano, si guardano, si superano, e continuando a camminare si allontanano l’una dall’altra. Perché per il momento è stata solo un’illusione del tramonto. C’è ancora tempo prima che la più giovane prenda il posto dell'altra. O che l'altra se la venga a prendere. O almeno così se la racconta. Perché sono parole con un suono denso e consolatorio. E perché si vede che lo stadio in cui non le peserà farsi chiamare vecchia non è ancora arrivato. Chissà quale dei due arriverà per primo. Ché in certe questioni la corretta tempistica è tutto.

Con la metafora della vita in testa m’ha preso la curiosità di girarmi e osservare l’impronta dei miei passi. Mi sono voltata e ho visto una cosa che - avessi avuto solo due svanziche di prontezza – avrei fotografato all’istante come sintesi perfetta di un certo andazzo delle cose. Era un percorso storto, sghimbescio, irrecuperabile nella sua distonia, ma assolutamente regolare nella sua mancanza di senso. Le orme del piede destra colpivano la sabbia ortodosse ed equidistanziate come un soldatino in marcia nòppiunòpi, e quelle della sinistra sbarellavano con altrettanta regolarità di 40 centimetri almeno, affondando nella sabbia come se ogni passo fossi svenuta, o avessi collassato, o qualcuno m’avesse dato uno spintone della madonna, o avessi spazzato via un milione di granelli come una sciancata. Un’andatura da ubriaca, da pazza scellerata. Non ce lo vedete il portato metaforico voi? Io si, e per una buona ragione: perché se me l’aveste chiesto prima di voltarmi, avrei giurato che quella spiaggia l’avevo attraversata dritta come un fuso.

E non è la prima volta nella vita che mi capita di pensare che quasi tutti sanno meglio di me quello che sono, e spesso me lo dicono. Perfino i miei piedi. E’ la mia testa che non c’ha mai capito un cazzo. Cosa insisto a darle retta non lo so.

martedì 25 maggio 2010

Beloved


All growth needs love -- but unconditional love. If love has conditions then growth cannot be total, because those conditions will come in the way. Love unconditionally. Don't ask anything in return. Much comes on its own -- that's another thing. Don't be a beggar. In love be an emperor. Just give it and see what happens... a thousandfold it comes back. But one has to learn it. Otherwise one remains a miser; one gives a little and waits for much to come back, and your waiting, your expectation, destroys the whole beauty of it.

Ecco. In effetti sono ancora abbastanza distante, e a voler essere realisti è possibile che non mi riesca nè in questa e neppure nel corso delle mie prossime 200 reincarnazioni sulla ruota karmica.

Però io voglio arrivare qua.

Voglio-arrivare-qua.

Non ci sono cazzi.